L’importanza del Gay Pride, oltre ogni superficialità

Ieri 8 giugno 2019 si sono tenute in diverse città italiane numerose manifestazioni della fierezza gay per celebrare i 25 anni del gay pride in Italia. Dal nord al sud il Belpaese si è riempito di colori sgargianti, striscioni politici e danze sfrenate per una parata all’insegna dell’amore e della coesione sociale. Ho avuto modo di partecipare al primo gay pride della mia vita, “Lo Stretto Pride” di Messina, il primo organizzato nella provincia siciliana, e l’esperienza è stata devastante: sin dai primi momenti sono stato in un fortissimo stato di ansia ma l’atmosfera del Pride successivamente mi ha cambiato per sempre. Sul Gay Pride se ne sentono di tutti i colori e anche stamattina, leggendo i commenti alle varie notizie riguardanti i Pride in tutta Italia sui social, mi sono imbattuto in dichiarazioni quanto meno imbarazzanti e/o deprimenti da parte dei soliti sciorinatori della morale pubblica. Tra chi definisce il Pride “una pagliacciata” e chi ne contesta l’utilità è palese come nessuno di questa manifestazione ci abbia capito niente. Il Gay Pride si celebra ogni anno in diverse parti del mondo durante il “Pride Month” (il mese di giugno) e in particolare giorno 28 (prossima tappa il gay pride di Palermo) per ricordare l’inizio della battaglia per i diritti civili dei fantomatici Moti di Stonewall, ricorrenza che arriva al suo 50esimo anniversario proprio quest’anno.

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Negli anni sessanta era prassi da parte dei poliziotti adescare giovani omosessuali per poi arrestarli o fare incursioni nei locali frequentati dai gay; il clima instauratosi dunque tra poliziotti e comunità gay era molto teso e, in pieno periodo di contestazioni sociali, nella notte del 27 Giugno 1969 gli scontri si fecero violenti. Secondo molti lo scontro tra poliziotti e avventori dello Stonewall Inn fu iniziato dalla transessuale Sylvia Rivera che scagliò una bottiglia contro un agente dopo essere stata colpita con un manganello, la donna diventerà poi un simbolo della lotta per i diritti civili. La comunità gay statunitense si era dunque svegliata e, prima fra tutte, richiedeva il riconoscimento dei propri diritti basilari e la fine delle discriminazioni (cosa per cui si combatte anche oggi, anche se molti non riescono a comprenderlo). Il Gay Pride assume dunque un sacco di diverse identità ma quella principale rimane sempre la commemorazione dei moti di Stonewall, data in cui simbolicamente la comunità gay prese coscienza attiva dei propri diritti, ma sono diverse le anime che popolano questa meravigliosa parata.

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Come ho detto sopra, quello di ieri a Messina è stato il primo pride a cui ho preso parte e l’emozione è, ancora oggi, grandissima nel ripensare a quello che ho visto. Per molti anni, ogni volta che si è toccato l’argomento pride, ho dovuto subire i “pensieri” di chi non avendo mai partecipato ad un pride criticava “l’eccessiva ostentazione” di taluni individui: Io di tutto ciò non ho visto nulla (ma riservo il beneficio del dubbio su gli altri pride dopo aver sentito il commento di un’anziana signora messinese, “Troppo sobrio questo pride”), ho visto soltanto una serie di ragazzi e ragazze marciare insieme a suon di canti, striscioni e espressioni politiche da un lato (+Europa, Pd, Rifondazione Comunista, UAAR, ANPI, Unione degli studenti universitari, unione degli studenti di medicina e molte altre le associazioni che hanno sostenuto attivamente l’iniziativa) e musica sfrenata e divertimento dall’altra (indelebili le mitiche drag queen). Sono molti però coloro che si ostinano nel criticare le istanze del gay pride, non riuscendo a vedere quanta bellezza e quanto colore esso porti, come una manifestazione del genere possa unire e rallegrare. Nel mio vizio di attualizzare problemi passati o di cercare precursori ai problemi moderni ( e nell’ansia pre-esame di stato) mi sono trovato questa mattina a collegare l’intolleranza di chi non vuole accettare il pride a quella di Penteo nelle Baccanti di Euripide: nella tragedia di Euripide Penteo è il reggente di Tebe e si oppone fortemente ai culti dionisiaci delle Baccanti, ridicolizza i vecchi saggi Tiresia e Cadmo che si vestono da donne per assistervi e continua a negare la natura divina di Dioniso. Il destino di Penteo (che uscirà di scena proprio vestito da donna) sarà atroce e in diversi punti della tragedia ciò che viene criticata è la stoltezza del personaggio, ovvero il suo chiudersi nella propria opinione senza accettare visioni diverse, non rendendosi conto che la conoscenza non rappresenta la saggezza, ovvero la capacità di discernere tra giusto e sbagliato.

Non è sapienza il sapere, l’avere pensieri superiori all’umano. Breve è la vita, chi insegue troppo grandi destini non gode il momento presente. Costumi stolti di uomini dissennati stiano lontani da me.

(Euripide, Baccanti)

 

Sebbene sia acclarato che la comunità LGBT abbia raggiunto considerevoli traguardi nel corso degli anni per ciò che riguarda accettazione e diritti civili e anche vero che c’è ancora molta strada da fare, in particolar modo in Italia, dove anzi si sta rischiando di tornare indietro nel dibattito culturale. Fatte queste premesse si fa sempre più evidente la necessità di manifestazioni come il Gay Pride che combattano a favore dei diritti della comunità LGBT e dove sono in tanti a marciare, omosessuali e non.

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