Illusione e delusione: Il sonno della ragione genera i mostri

“Il Sonno della ragione genera mostri”: così Francisco Goya ammoniva i suoi contemporanei. In piena febbre romantica il mondo si trovava di fronte ad una reazione totale al dogmatismo razionale illuministico: era un mondo in preda all’ossessione, all’incubo, alla morte. Ed è in questo contesto che nasce “Il Sonno della ragione genera mostri”, acquaforte realizzata dal pittore spagnolo nel 1797 e parte di una serie di incisione chiamata “Los Caprichos”. L’intento dell’opera è quello di dimostrare, in maniera del tutto originale, il ruole preponderante della ragione nella vita umana: “il sonno della ragione” infatti è alla base di quanto di più malvagio c’è nel mondo, porta all’incubo, alla morte e alla pazzia e questa incisione può essere considerata un ammonimento da parte di Goya verso i suoi contemporanei a non lasciarsi mai travolgere dalle passioni.

 

L’opera rappresenta al centro un uomo addormentato alle cui spalle prendono vita i mostri che popolano il suo sonno: diversi animali (volatili e felini) che rappresentano dunque metaforicamente la parte più aggressiva e brutale dell’inconscio. La pittura romantica fu in questo espressione assoluta dell’io e anticipò di un secolo gli studi di Freud sulla psicoanalisi e l’interesse dei modernisti verso gli spazi più intimi della mente umana. La seconda fase della pittura di Goya, la cosiddetta “Pinturas negras” è tutta 210px-Francisco_de_Goya,_Saturno_devorando_a_su_hijo_(1819-1823)_cropcaratterizzata da questo senso devastante di orrore nell’umanità e manifesta la profonda visione orrorifica del pittore, come si evince da dipinti come “Saturno che divora uno dei suoi figli” e “Il Sabba delle Streghe”.

 

Witches

 

Il sonno della ragione non si limita però a generare mostri nella sola dimensione interiore dell’uomo ma purtroppo e molto spesso questi mostri si proiettano nella realtà: la pittura storica di Goya è grande interprete della sofferenza e della crisi morale che caratterizzavano l’uomo dell’ottocento. In un secolo di grandi trasformazioni e grandi battaglie era molto facile farsi travolgere dall’impulso romantico e Goya, romantico anch’esso, capisce però l’importanza della ragione. Il ruolo preponderante della ragione nella vita dell’uomo viene affermato da Goya in maniera romantica: egli infatti non ne mostra i valori e gli effetti positivi ma,rovesciando la situazione, mostra gli effetti negativi della sua assenza assumendo così un valore ben maggiore.

 

Ed è  in “3 Maggio 1808” che viene espresse la drammaticità della mancanza di ragione nella vita umana; ciò che essa porta è morte, guerra. Nel dipinto, uno dei più famosi e intensi del pittore spagnolo, viene descritta la rappresaglia messa in atto da parte dell’esercito napoleonico contro i civili francesi: Al centro del dipinto, in risalto grazie ad una tecnica da flash fotografico, vediamo un uomo inginocchiato che attende con disperazione di essere fucilato dai soldati del plotone, tutti rappresentati con impassibile calma dietro alle loro divise pesanti. La camicia bianca dell’uomo entra in contrasto con il buio che lo circonda e attorno a lui esiste solo morte e disperazione; oltre ai cadaveri ricoperti da pozze di sangue vi sono infatti vari richiami religiosi: un frate che prega disperato su di un defunto e una chiesa in lontananza che rappresentano l’inefficienza della fede di fronte alle drammatiche vicende della realtà.

 

996px-El_Tres_de_Mayo,_by_Francisco_de_Goya,_from_Prado_in_Google_Earth.jpg

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